| Il Gruppo Legnano vuole chiudere otto stabilimenti,
ma salva Perosa La Manifattura scamperà al disastro? I sindacati divisi sul giudizio da dare al Piano industriale annunciato eco del chisone 16-5-07 |
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Lo stabilimento della Manifattura di Perosa non verrà chiuso. Almeno
questa è l'intenzione della proprietà (la Manifattura di Legnano) resa
nota in un incontro con il coordinamento sindacale, avvenuto l'8 maggio
scorso, in cui sono stati anticipati i contenuti del Piano industriale.
Piano che verrà presentato ufficialmente il 18 maggio.
Ci sarebbe da gioire, ma il rovescio della medaglia lascia l'amaro in
bocca. Si salvano i posti di lavoro in Val Chisone (e di Tinti) ma per gli
altri otto stabilimenti, compreso quello storico di Legnano, il destino
pare segnato: verrano chiusi. Se il Piano anticipato dalla proprietà verrà
messo in atto il numero di dipendenti scenderà così da 1.007 a 350 in
tre anni. Una vera cura da cavallo per l'ultima azienda italiana per la
produzione di filati, che ogni anno perde qualcosa come 8 milioni di euro.
Sul perché vengano salvate Tinti e Perosa (ma il Piano deve ancora essere
confermato), la spiegazione è tanto semplice quanto triste: il Gruppo ha
bisogno di denaro per pagare i debiti alle banche, per farlo venderà gli
stabilimenti alle immobiliari e sul mercato residenziale l'area di Perosa
vale molto meno di quelle di Legnano.
Queste anticipazioni sono state esposte ai dipendenti della Manifattura
in un'assemblea tenutasi la scorsa settimana. Spiega Fedele Mandarano,
segretario della Cgil di Pinerolo, intervenuto all'assemblea: «A
settembre finisce la cassa integrazione senza che ci sia la possibilità
di chiederne il rinnovo, siamo veramente sull'orlo del baratro, la
soluzione offerta dalla proprietà salva i posti di lavoro di Perosa: come
sindacalista di questa zona non posso che essere contento, anche se allo
stesso tempo mi rendo conto che altrove si vivrà un dramma».
Ed è proprio sul giudizio da dare al Piano industriale che il
sindacato si spacca, come accade sempre, occorre aggiungere, quando si
parla di Manifattura. Enrico Tron della Cisl (che in assemblea non è
voluto intervenire) non lo nasconde: «È difficile avere una posizione
unitaria quando le condizioni poste sono come queste. Io penso che questo
Piano industriale sia senza futuro, la situazione non è buona comunque,
si è sprecato un patrimonio e le condizioni di lavoro possono peggiorare
ancora». Enrico Lanza del sindacato di base Alp è ancora più
categorico: «È necessario richiedere innanzi tutto la mobilità lunga
e coordinare l'azione tra tutti gli stabilimenti, è così che si fa lotta
sindacale».
«Sono discorsi che non guardano in faccia la realtà - replica
Mandarano -, anche perché l'unica alternativa sarebbe la chiusura di
tutti gli stabilimenti, è questo che si vuole? Piuttosto ci impegneremo
affinché per chi perderà il posto di lavoro siano adottati tutti gli
ammortizzatori del caso». Alberto Maranetto
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