Oggi tocca a Melfi
La Fiat licenzia 300 giovani "in affitto", scatta lo sciopero Fiom
LORIS CAMPETTI –il manifesto,03/03/01

Ogni giorno ha le sue pene. Da qualche mese, le pene in tutte le fabbriche Fiat si chiamano licenziamenti. Ieri la multinazionale italo-americana ha abbattuto la mannaia su Melfi: a 300 ragazze e ragazzi che lavorano da 15 mesi sulle linee di montaggio della Punto e della Lancia Y è stato annunciato che il contratto è scaduto e che da domani dovranno togliere l'incomodo. E' questo il bello della flessibilità: quando ci sono i picchi della domanda si compra o si affitta forza lavoro, quando il mercato si deprime si rimandano a casa i ragazzi. Lo dice la legge che si può fare, e se i contratti si chiamano a termine ci sarà pure una ragione. E però, a Melfi come alle carrozzerie di Mirafiori - dove ancora ieri i 147 giovani contrattisti "scaduti" presidiavano la porta 2 e volantinavano sotto la neve agli operai in entrata e in uscita - la Fiat vuole mandare un messaggio chiaro e forte ai lavoratori, al sindacato, al governo: qui comando io, la concertazione è roba che andava bene un secolo fa, di contrattazione non se ne parla, di contratto integrativo ancor meno. Tutti parlano di flessibilità, la Fiat la impone, la pretende. I tempi si fanno duri, le prospettive non sono rosee e la General Motors chiede conti positivi, costi quel che costi. Del resto, la Gm dà il buon esempio svuotando le sue fabbriche dai lavoratori, perché la sua dependance italiana non dovrebbe fare la stessa cosa?
La dimamica della tempesta che si è abbattuta su Melfi, fiore all'occhiello della Fiat nel Mezzogiorno, è quella ormai classica: improvvisamente, dopo le promesse dei mesi scorsi ai contrattisti e ai sindacati sul futuro praticamente certo in azienda, ecco la comunicazione del licenziamento per fine contratto. Racconta Giuseppe Cillis, segretario della Fiom lucana: "La Fiat mi ha avvisato questa mattina alle 9,30 (ieri per chi legge, ndr) telefonicamente della sua decisione di metter fuori i 300 ragazzi. Ho chiesto di discuterne, almeno di inviarmi una comunicazione ufficiale, hanno risposto che non ce n'era bisogno, tanto tutto era ormai deciso". E aggiunge: "L'azienda ha preso dallo stato 3 mila miliardi per costruire questa fabbrica, impegnandosi a dare lavoro a 7 mila persone. Ce ne sono 6 mila, di cui 570 scaricati al Comau, alla Marelli, alla Fenice".
Ma c'è una differenza tra i 147 ragazzi di Mirafiori e i 300 di Melfi: i primi erano assunti dalla Fiat con contratti a termine, i secondi sono "interinali". Mentre per quelli di Mirafiori non è più possibile un rinnovo del contratto a termine e quindi andrebbero assunti a tempo indeterminato, i 300 giovani affittati a Melfi possono rimanere con un semplice rinnovo del contratto d'affitto. La Fiat ripete quel che ha detto ai torinesi: esiste una legge dello stato che noi rispettiamo, "come ha ammesso lo stesso ministro del lavoro Salvi". Alle 10 di ieri, appena la notizia dei 300 licenziamenti è arrivata in fabbrica, la Fiom ha chiamato a uno sciopero di un'ora a cui non hanno aderito le altre organizzazioni, Fim, Uilm e Fismic-Sida. Perché? Perché se il mercato non tira ha ragione la Fiat. Il responsabile nazionale auto della Fiom, Lello Raffo, non nasconde la sua preoccupazione per l'atteggiamento "troppo partecipativo" delle altre organizzazioni sindacali" e definisce la decisione Fiat "un violento attacco antisindacale". Lo sciopero generale di quattro ore di tutto il gruppo Fiat, deciso unitariamente dopo il rifiuto della Fiat ad aprire un tavolo di trattativa con il sindacato come chiede il governo, si carica di ulteriore significato.E intanto si continua a scioperare a Cassino contro il peggioramento delle condizioni lavorative e al Comau di Mirafiori contro la cassa a zero ore di 170 operai.