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1969

index

dossier il manifesto 19.11.09 -pdf

http://www.fiom.cgil.it/autunno69/default.htm

http://www.unito.it/media/?content=5182  sindacato 2012

 

12 NOVEMBRE 1969

Per la prima volta, dopo la sconfitta operaia degli anni 50, un corteo di oltre 20.000 operai esce dai cancelli della Mirafiori e, attraversando Torino e raccogliendo cortei di lavoratori di altre aziende e comuni cittadini, si reca all’Unione Industriale.

Un primo gruppo di circa 5.000 operai era partito alle 7,30 dalla porta 17 delle Presse raggiungendo le porte 18 e 20 della Meccanica dove attendevano complessivamente oltre 12.000 operai; il corteo raggiunge quindi le porte 1 e 2 delle Carrozzerie dove si trovavano circa 2.000 operai e 200 studenti di Lotta Continua che tentarano di impadronirsi della testa del corteo ma furono “calmati” dal Servizio d’Ordine organizzato dai Delegati SindacaliUnitari delle Presse e della Meccanica.

Il corteo si incammina per C.so Agnelli, Via Buenos Aires, C.so Orbassano, C.so Sebastopoli ( passando in mezzo al mercato di Santa Rita tra l’entusiasmo e la solidarietà di ambulanti e casalinghe ), C.so IV Novembre ( davanti all’ospedale militare e alla caserma degli alpini, con i giovani militari affacciati alle finestre ad applaudire ).

Quindi in Largo Orbassano si uniscono altri 2 cortei di oltre 20.000 operai provenienti dalle fabbriche di Moncalieri, Nichelino e Quartiere Lingotto (Viberti, Morando, Microtecnica, Fiat ecc ), poi C.so Rosselli e C.so Unione Sovietica sotto le finestre dell’Ospedale Mauriziano ( tra gli applausi e i saluti festanti di malati, infermiere e medici )

Poi C.so Someiller, C.so Galileo Ferrari fino all’Unione Industriale in Via Fanti e dopo un sit-in di circa 1 ora ritorno, sempre in corteo, a Mirafiori.

Giovanni Panosetti



 

Sabato 21 novembre 2009

presso il Centro d’incontro di piazza Umbria, 23/B a Torino

Convegno

Autunno 69: si ribellano gli operai, nascono i consigli

Programma e registrazioni audio-

 

Ore 9,30 Relazione introduttiva di

DIEGO GIACHETTI        

http://www.alpcub.com/69_giachetti.mp3

Comunicazioni di

 

PINO FERRARIS           

http://www.alpcub.com/69_ferraris.mp3

Pino Ferraris link

Gli scritti di Pino | Il sito in ricordo di Pino Ferraris

 

RENZO GIANOTTI        

http://www.alpcub.com/69_gianotti.mp3

 

GIANNI MARCHETTO     

http://www.alpcub.com/69_marchetto.mp3

 

MARCO SCAVINO           

http://www.alpcub.com/69_scavino.mp3

 

ALBERTO TRIDENTE        

ttp://www.alpcub.com/69_tridente.mp3

 

Presentazione del libro sull’esperienza dei CUB a Torino

Interventi di FRANCO CALAMIDA,BRUNO CANU  

 

          

http://www.alpcub.com/cub_calamida_canu.mp3

Introduzione del libro -pdf

 

Ore 13 Buffet

 

Pomeriggio 

Dibattito sui temi trattati nel corso della mattinata

(interventi di Trinchero, Serafino, Maria Grazia Meriggi, Domenico Stagliano', Pregnolato, Allara , Dalmaviva )

 

 

http://www.alpcub.com/69_dibattito.mp3

Ore 16 Tavola rotonda

"Torino quarant’anni dopo: cosa è cambiato nella composizione di

classe e nelle condizioni della lotta e dell’organizzazione dei lavoratori"

Con

TONI FERIGO

MARILDE PROVERA

FULVIO PERINI

GIORGIO AIRAUDO

 

Ore 17,30 Conclusioni di LIBERATO NORCIA e PAOLO FERRERO

 

 

http://www.alpcub.com/69_tavola_rotonda.mp3

 

Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Torino

via Brindisi, 18/c

011 460471

federazione@prctorino.it - www.prctorino.it


per approfondire

2012- Presentazione libro - Domenico Liberato Norcia 4 parti video youtube  "Quello che ho chiesto trent'anni fa all'ononorevole Enrico Berlinguer e quello che chiederei oggi all'ingegner Sergio Marchionne"

crisi economica - interviste il manifesto 2009

lotte selvagge nel 69- D.Giachetti

Pianeta operaio-Rossanda

Dai Quaderni Rossi a ai movimenti globali: ricchezze e limiti dell'operaismo italiano.

Schede quaderni rossi- a cura Prc/Imberti

Panzieri secondo Pianciola -pdf

Preve - La sinistra radicale in Italia

DELEGATI OPERAI E DEMOCRAZIA DIRETTA IN FIAT NEL ’69 Pino Ferraris

il movimento dei delegati- L.Castellina - pdf

Cremaschi- lotte operaie fino al 1980-pdf

I fatti di Piazza Statuto a Torino (1962): un esempio da non dimenticare.

Una FIAT da leggere PDF]

 

lo statuto dei lavoratori ha 40 anni video/dibattito

mms://stream01.csi.it/streamcomuneto/published/streamcomuneto_direttaweb_standard/sedute/statutolavoratori_20052010.wmv

 

dal 77 all'80- link Archivio storico della nuova sinistra

cronaca dei 37 giorni del 1980 Fiat La cronologia è tratta dal libro "Con Marx alle porte" a cura delle Nuove Edizioni Internazionali

LAVORARE IN FIAT- Marco Revelli -Capitolo 6 AUTUNNO '80: I 35 giorni...

Revelli- Parabola operaia- pdf

Bellofiore su Revelli - pdf

cap.5 'Passato Prossimo'- Fiat 1980-  pdf Pierre Carniti

video- la classe operaia dal dopoguerra ad oggi

Lottare alla Fiat - R:Renzacci - pdf

La Ballata della Fiat videoyoutube

Storia della Fiat dal 1969 al 1989 -Lavorare in Fiat Marco Revelli 

Riccardo Bellofiore, Pino Ferraris, Marco Melotti, Raffaele Sbardella, Dibattito

novelli

 

Interviene Gabriele Polo, Il manifesto e Luca Baldissara, direttore Centro studi R60.

A cura di Antonia Fama ed Emiliano Sbaraglia.

cronologia anni Settanta


Contrappunti con Marco Revelli e Mario Tronti modera Emilio Carnevali audio

http://uninomade.org/marx-operaismo-7-video/

L'operaismo italiano e il suo Sessantotto lungo vent'anni  ( n+1) :

" Mentre i proletari si accingevano ad uscire dalla fabbrica per appropriarsi della piazza in uno scontro sindacale che, generalizzato, diventava politico, gli operaisti, partendo da una concezione politica, riportavano la fabbrica al centro dell'azione per una nuova versione dell'egemonia operaia sindacal-ordinovista.

Mentre i proletari manifestavano la loro rabbia per una vita di sopralavoro e urlavano il loro odio profondo per una fabbrica-galera che si sostituiva a tutto, gli operaisti non riuscivano nemmeno a rivendicare il libello di Lafargue sull'odio al lavoro mercificato, sulla prospettiva di una sua progressiva eliminazione. In un'epoca in cui si lavorava da 49 (Olivetti) a 52 (FIAT) ore alla settimana su sei giorni, gli operaisti non riuscirono neppure a riprendere la parola d'ordine del vecchio socialismo sulla liberazione del lavoro, che già si opponeva a quella marxista sulla liberazione dal lavoro: bacati da quella malattia tutta torinese che fu il gramscismo, continuarono a vagheggiare una liberazione nel lavoro. Così, miracolosamente, la mostruosa FIAT non fu più un penitenziario kafkiano e orwelliano da eliminare dalla società, ma un modello, una fucina non della classe in quanto potente distruttrice di vecchi rapporti sociali, forza della natura che critica sé stessa, ma dell'esercito di bravi operai istruiti, "dotati" di coscienza di classe, costruttori consapevoli di un ordine nuovo." (n+1)


 

video 'sciopero'- Russia 1925- Sergej M Ejzenstein

 

325 Mb

Russia 1912. Un operaio, accusato ingiustamente di furto da un caporeparto, s'impicca. Per protesta i suoi compagni scioperano. I padroni assoldano spie, accattoni, provocatori per incastrarli. La polizia li massacra, con le loro famiglie. Primo lungometraggio di S.M. Ejzenstejn. Basato su due principi (le masse come protagoniste; rinuncia alla tradizionale trama narrativa), è, visto oggi, un affascinante film sperimentale di laboratorio, un brogliaccio più che un'opera compiuta e organica, ricco di metafore ora folgoranti per forza plastica, ora intellettualistiche e persino ingenue. Ma attraverso la sua frammentarietà s'intravede una struttura - musicale più che narrativa - in 3 tempi. Anni dopo Ejzenstejn riconobbe - spontaneamente? - che l'opera era affetta dalla malattia infantile dell'estremismo.

LA RESISTENZA OPERAIA NEGLI STATI UNITI A CAVALLO DELLA GRANDE CRISI DEL ‘29

quaderno di storia contemporanea 46

IL LAVORO SOPRA TUTTO link

vent'anni dopo- estratto da 'Restaurazione italiana' - di G.Polo e C.Sabattini - pdf

risultati del 1969 -pdf

 

video 'la classe operaia va in paradiso'  .wmv

445 MB

Lulù Massa è un operaio del triangolo industriale che soffre di nevrosi da cottimo: tormentato da un’ulcera, confabulatore iracondo, impotente, avverte i sintomi del crollo. Quando va a trovare un vecchio compagno al manicomio, questi lo rassicura: «E’ come la fabbrica, solo che non ci fanno uscire la sera». In questo universo disperato, dove le consolazioni sono rappresentate dal calcio, dalla TV e dai più grotteschi fra i beni di consumo, seguiamo l’itinerario dell’inquieto Lulù dallo stakhanovismo individualista all’ avventurismo dei gruppuscoli studenteschi, fino allo scontro diretto con la proprietà. 

La dittatura dell'ignoranza

Per un laboratorio della cultura politica a sinistra- Tronti

autunno caldo-speciale cgil

http://www.youtube.com/watch?v=lwBd_67SatI il diritto alla salute video

RAdio articolo 1_CGIL  Fiat, futuro straniero. Leone, Cucia, Percuoco, Ierardi, Serra, Enrietti, Griseri, Masini- audio

07/10/2009 Ida Dominijanni intervista Guido Viale, autore di 'Prove di un mondo diverso. Itinerari di lavoro dentro la crisi' (Nda Press) radio3audio

 

intervista a Bruno Trentin (spezzone):

Trentin

 

 

  • FIAT, TRA PASSATO E PRESENTE
    Un libro e due convegni per una storia che parla all'oggi
    Dieci anni dopo la prima edizione (manifestolibri) torna il libreria «Restaurazione italiana» (L'ancora del Mediterraneo), di Gabriele Polo (giornalista del manifesto) e Claudio Sabattini (sindacalista della Cgil, scomparso nel 2003). Accanto al testo originario, una prefazione di Gianni Rinaldini e una postafazione di Luca Baldissara che tirano un filio tra gli eventi di trent'anni fa e la situazione politica e sindacale di oggi, con particolare riferimento alla «gestione Marchionne». E' la stessa chiave di lettura di due convegni organizzati a Torino dalla Fiom locale e dalla Fondazione Claudio Sabattini. Il 28 settembre (ore 10, presso il Gruppo Abele, corso Trapani 90) Airaudo, Benvenuto, Bertinotti, Manghi, Pizzinato, Tridente e Landini discuteranno di «Democrazia e rappresentanza, 1980-2010». Venerdì 8 ottobre (ore 10, presso il salone della Cgil, via Pedrotti 5) per Annibaldi, Bellofiore, Garibaldo, Lettieri, Revelli e Rinaldini il tema sarà «Ottobre 1980-ottobre 2010, a trent'anni dalla sconfitta sindacale alla Fiat».

Fiom: Democrazia e Rappresentanza (1)

Torino 28 settembre 2010 -Autore: CGIL
Democrazia e Rappresentanza (seconda parte).

Seconda parte del seminario "Democrazia e Rappresentanza" 

Democrazia e Rappresentanza (terza parte). 
gli speciali di radio CGIL sulla Fiat audio

lotte Fiat su youtube video

cronologia Fiat dal 1998 al 2003

cronologia Fiat dal 2004 al 2009(novembre)

rassegna stampa  Fiat da novembre 2009

ricerca 'fiat' su art.1

archivio Materiali sparsi sulla FIAT -link

archivio cronache operaie http://www.operaicontro.it/

 archivio lotte http://www.alpcub.com/verbano.htm

FIAT '98-2006  articoli di Renato Strumia da Umanità nova. pdf

 

dossier  Fiat Pomigliano

Filosofiat

di Gianpasquale Santomassimo   Anni Ottanta, l'inizio della fine

Trasmissione Rbe sui licenziamenti del 1979 e sul dopo - audio

11.12.09

dossier - un mese di campagna Fiat su La stampa

 

la crisi infuria, il lavoro manca,

sulla valle sventola la bandiera bianca?

serata con Clement, Passarino,Lanza a Pomaretto- 25 marzo 2010

audio

 

 Valter Careglio - La crisi degli anni 60 -pdf

 

serata a Pinerolo- 22 ottobre 2010- sugli anni 80

 

IG Metall: Strategia futura. 60 anni di storia: Gli anni ‘50

Com'eravamo! I metalmeccanici del Baden-Württemberg


Data:23/11/2010

 

Metall: Strategia futura. 60 anni di storia: Gli anni ‘60

Com'eravamo! I metalmeccanici del Baden-Württemberg


Data:23/11/2010

IG Metall: Strategia futura. 60 anni di storia : Gli anni ‘70

Com'eravamo! I metalmeccanici del Baden-Württemberg


Data:23/11/2010

IG Metall: Strategia futura. 60 anni di storia : Gli anni ‘80

Com'eravamo! I metalmeccanici del Baden-Württemberg


Data:23/11/2010

IG Metall: Strategia futura. 60 anni di storia : Gli anni ‘90

Com'eravamo! I metalmeccanici del Baden-Württemberg


Data:23/11/2010


accordo separato Mirafiori- rassegna stampa 2010-2011

Grosso guai a Mirafiori- speciale il manifesto-sbilanciamoci per lo sciopero del 28 gennaio 2011 pdf

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Gli interventi di Landini, Gallino, Ingroia, Flores d’Arcais, Zagrebelsky, Revelli e Iovino al seminario “Democrazia!” organizzato da Fiom e MicroMega (AUDIO) torino 29.1.2011

http://temi.repubblica.it/micromega-online/gli-interventi-di-landini-gallino-ingroia

-flores-darcais-zagrebelsky-revelli-e-iovino-al-seminario-democrazia-organizzato-da-fiom-e-micromega-audio/


 

 

 

 

 

 

 

 


 

DALL'ALTRA PARTE

http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Valletta

http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Agnelli

http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Ghidella

http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Romiti

http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Marchionne

  http://www.youtube.com/watch?v=B0j3v6kOP4g    Ascanio Celestini monologo LA7 - YouTube

La nuova lotta di classe dei ricchi contro i poveri.pdf

Chi sono i padroni d'Italia

di Paola Pilati

Benetton, Berlusconi, Boroli, Caltagirone, Della Valle, Del Vecchio, Ligresti, Pesenti, Tronchetti Provera. Più gli Agnelli. Sono le dieci famiglie che, grazie a mille intrecci. fanno il bello e il cattivo tempo nel capitalismo nostrano. Che sia da 'liberalizzare' un po' anche questo?

(29 febbraio 2012)
Tra colpi di scena, alleanze impreviste, voglia d'imboscate, la finanza sembra tornata ai tempi d'oro. In salotti fino a ieri proibiti come quello di Unicredit avanzano rampanti protagonisti come Francesco Gaetano Caltagirone e Diego Della Valle, assetti intoccabili come l'asse Mediobanca-Generali appaiono incrinati, sogni impossibili come quello di Unipol di sfidare il leone di Trieste, trovano varchi inaspettati. Cosa sta succedendo ai piani alti del potere economico? A essere cambiato, innanzitutto, è lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Una "congiunzione astrale" davvero unica vede i partiti svirilizzati, la Borsa che viaggia su valori bassissimi, l'uscita da Intesa Sanpaolo - cabina di regia di tanti affari italiani - di Corrado Passera, che da banchiere "di sistema" a ministro non ha ancora pienamente ricalibrato la propria influenza; ma anche l'assenza nel dicastero dell'Economia di un trapezista dei poteri forti come Giulio Tremonti, e l'uscita di scena di Cesare Geronzi, che con Gianni Letta faceva da stanza di compensazione degli interessi contrapposti.

Infine, il tramonto di Silvio Berlusconi, che come convitato di pietra influiva in un modo o nell'altro in tutte la partite. Il primo risultato è stato il big bang della galassiaLigresti, fino a ieri superprotetto pivot della finanza ambrosiana di osservanza berlusconiana. Don Salvatore e la sua cucciolata, da Jonella regina dei consigli d'amministrazione a Giulia e Paolo, devono adesso accettare di trasferire in mani altrui sia il ramo assicurativo del business di famiglia, cioè la Fonsai, che quello dell'edilizia, cioè la loro quota di Impregilo, prima impresa italiana del settore. Innescando un effetto a catena di cui ancora non si vede la fine.

Il secondo tsunami è quello che ha come epicentro Mediobanca e la complessa relazione con quella che è stata definita la sua "galassia": azionisti e controllati, sfere di influenza e protettorati. Il mondo dei solotti buoni, sui quali il premier Mario Monti non ha avuto peli sulla lingua: hanno tutelato l'esistente, e non sempre per il meglio, ha detto durante la visita in Borsa.

Ebbene anche lì, a partire da Unicredit - a monte - fino alle Generali - a valle - la "pax" garantita da Piazzetta Cuccia sembra messa in discussione. Innazitutto c'è la dinamite delle nuove norne sull'incompatibilità dei doppi incarichi nella governance di banche e assicurazioni, che imporrà molti addii dal salotto (esempio: due pesi massimi comeFabrizio Palenzona e Dieter Rampldovranno optare tra Unicredit e Mediobanca). In secondo luogo, c'è la sfida che la finanziaria Palladio e Fabio Arpe hanno lanciato ai progetti di Alberto Nagel sul riassetto delle spoglie Ligresti, che potrebbe scrivere un altro epilogo al salvataggio Fonsai. Di certo, il futuro è gravido di colpi di scena. Abbastanza da far uscire il piccolo mondo antico della finanza italiana dai suoi rituali, e da mettere in crisi i "guardiani dello status quo", come li ha definiti l'economista Salvatore Bragantini? Vediamo scenari e variabili.

La foto dei Lord

Intanto, chi sono questi guardiani? Secondo un paper appena pubblicato da tre studiosi dell'assetto del capitalismo italiano, Carlo Drago, Stefano Manestra e Paolo Santella (rispettivamente università di Napoli, Banca d'Italia ed Esma), la sua caratteristica di fondo è quella della collusione: stabilita non solo dagli incroci azionari, ma soprattutto dalla presenza negli organismi di governo delle imprese di un gruppo ristretto di persone, sempre le stesse. Una élite degli affari che si avvale di relazioni personali e dello scambio di informazioni per amplificare la propria influenza, e che riesce a dominare a spese delle minoranze.

Seguendo solo le partecipazioni rilevanti (superiori al 2 per cento) nell'ambito delle Blue chip della Borsa italiana, lo studio mette a fuoco il peso della galassia Mediobanca, dove la banca di Cuccia fa da collante a una fetta cospicua di regine del listino, legate per un verso o per l'altro da rapporti azionari: considerando solo le 40 imprese del Ftse Mib, la galassia rappresentava il 36 per cento della capitalizzazione totale del mercato nel 2008, è ancora quasi del 30 oggi; allargando il raggio a soggetti che con essa hanno comunque delle relazioni può arrivare al 37 per cento. Un blocco di interessi a cui fa da contraltare solo quello delle blue chip a partecipazione pubblica.

In uno studio del settembre 2011 (http://arxiv.org/abs/1107.5728) un gruppo di matematici dell’Università di Losanna rivela empiricamente la rete capitalista che domina il mondo. Partendo da una base di dati di 37 milioni di imprese e investitori, vengono identificate 43.060 grandi imprese transnazionali che praticamente controllano l’universo sottostante dei 37 milioni. Raffinando ancora di più i dati, il modello finale ha rivelato un nucleo centrale di 1.318 grandi imprese con 20 connessioni – in media – con altre imprese e con un potere economico che, sebbene concentri solo il 20% dei redditi globali di vendita, detiene la maggioranza delle azioni delle principali imprese del mondo – le cosiddette blue chips – detentrici del 40% della ricchezza mondiale.

Ma l’analisi si è spinta oltre, focalizzandosi per la prima volta non sui singoli fatturati, ma sul valore aggregato delle partecipazioni azionarie intrecciate di singoli capofila. Si è così penetrati anche nelle zone dei cosiddetti “trust” , ammessi dal diritto anglosassone, che consentono di nascondere capitali anonimi. Ci si riduce così alla fine a 147 imprese intimamente interrelazionate, la cui maggioranza sono banche (enumeriamo qualche caso a tutti noto tra le prime 50; banche oltreoceano: JP Morgan, Chase & Co, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Bank of America; banche europee: UBS , Deutsche Bank, Crédit Suisse, Unicredito Italiano, BNP Paribas), assicurazioni (Allianz LLoyds), multinazionali dell’acqua e del petrolio (Société Générale des eaux, China Petrochemical Group), fino a poche finanziarie industriali dei trasporti, del nucleare e dell’elettronica (Mitsubishi, UFJ Financial Group Inc. Dodge & Cox).

 

 


 

ricordiamo che chiudevano il 1969 le bombe di Piazza Fontana a Milano e la morte di Giuseppe Pinelli

      

Pinerolo registrazione audio.

MILANESI, ZINNI, FENOGLIO, ZINNI

 

dicembre 1969

Piazza Fontana, 40 anni fa - l'espresso

Quarant'anni dopo la grande strage impunita, c'è una nuova pista nera. Nel nostro speciale, L'espresso dell'epoca da sfogliare, la cronologia interattiva, le testimonianze

 

 


 

 

Quell'autunno di 40 anni fa, un convegno a Torino

La lezione del Sessantanove- liberazione 22.11.09

 

Un convegno sul '69 per riprendere il filo della memoria, quello organizzato a Torino sabato 21 novembre:  “Autunno ’69: si ribellano gli operai, nascono i consigli”. Una memoria che non va confusa con una forma di sterile nostalgia, ma è legame con le idee e i corpi delle donne e degli uomini che hanno fatto le lotte. Il ricordo quindi, la costruzione di una tradizione come pratica di vita. Nei primi interventi il riferimento è spesso alla quotidianità.  Parla di rivolta Marchetto, contro un sistema di fabbrica inaccettabile ma anche contro i capi che usavano frasi volgari e offensive nei confronti delle operaie. L’elemento della tradizione in  Ferraris riguarda invece le forme di organizzazione della politica. I delegati, i consigli di fabbrica come espressione diretta del ’69. Nell'autogoverno di chi lavora, oggi come ieri, sta l'unico modo per riprendersi la politica, dice. Non crede nello spontaneismo. Parla di bilancino, di organizzazione, a proposito di efficacia delle lotte. Ferraris racconta come lo PSIUP torinese proponesse i Consigli come struttura per costruire un movimento politico di massa, non solo come strumenti di un rinnovamento sindacale”. Questa tendenza fu sconfitta sia dentro lo PSIUP che nel sindacato. E a proposito delle forme di organizzazione della vita politica, è esplicito Gianotti. Il fallimento di questi anni sta nel fatto che la forza lavoro ha perso molta della sua soggettività politica. Ha perso in capacità di rappresentarsi.  Le affermazioni di Scavino sull' “assemblea operai-studenti” come forma organizzativa inedita, che ha caratterizzato il ‘69, fanno riflettere.  E’ necessario trovare nuove forme,  relazioni inedite per stare assieme nella politica.  L'intervento  di Tridente sull'apporto dell'immigrazione dal Sud alla lotta di quegli anni - l’idea di giustizia con cui gli immigrati hanno arricchito il ’69 - fa pensare  al bisogno che tutti abbiamo, di trovare nuove complicità, modi diversi di convivere con la recente immigrazione. Così come Tridente ha sottolineato l’importanza per la costruzione del movimento dell’esempio e della presenza dei quadri operai e sindacali più anziani, quelli degli anni duri.

Nel dibattito pubblico che segue, gli interventi sono spesso centrati sull’individuo, sul collettivo, sulla comunità.  Staglianò, operaio tornato in Italia alla fine del ‘60, dalla Svizzera, dove guadagnava molto bene, racconta che non contava allora, quanto si guadagnasse. Era più importante appartenere alla comunità operaia, e saperlo. Una presa di responsabilità per ciò che riguarda Rifondazione la richiede la storica Meriggi, a proposito degli archivi operai. Ci sono diari, documenti, testimonianze che vanno conservati. Il partito potrebbe essere un luogo che li conserva.  Alla tavola rotonda,  Provera cita i temi della rappresentanza, della comunità, oggi. Parla del soggetto che si allontana da chi lo rappresenta, quando i suoi bisogni non vengono ascoltati.  Bisogna ridare forme di decisione ai lavoratori, dice. Si deve trovare l’elemento identificante fra loro. Il lavoro è un bene comune, e l’immissione ad esso deve valere per tutti. Come l’immissione al reddito. Solo in questi termini, conclude, si può pensare di ridare valore alla rappresentanza.  Per Airaudo bisogna ristabilire un principio di responsabilità, che deve valere sia per i lavoratori che per chi sta nella politica. Le lotte ci sono, anche se non sono raccontate, dice. Il radicamento e la rappresentanza del sindacato si gioca sui luoghi di lavoro, e il tema della redistribuzione è fondamentale. L’obiettivo devono essere i salari, conclude. Sui rapporti del sindacato con la politica e il territorio interviene Ferigo.  Perini parla della crisi, della ristrutturazione del sistema produttivo e dello stato sociale in questi anni. Lo scontro sarà sull’occupazione, dice. Bisogna impedire i licenziamenti. Questo ultimo punto potrebbe essere un punto di ricomposizione della lotta, sostiene.

Conclude Ferrero. Sul ’69, fenomeno politico che tiene assieme la libertà e l’eguaglianza - che ha dimostrato la capacità di contrattazione dei lavoratori, che è stato capacità di agire come classe dirigente - manca l’informazione. Manca nel senso che è stata cancellata, dai media e dal capitale.  Il ‘69 ha perso, ed è ora ignorato, perché quel tipo di forza politica - basata sulla partecipazione dal basso - è proprio quella politica di classe che si vuole espellere dalla politica massmediatica. Per uscire dall’attuale fase di sconfitta è quindi necessario ricostruire una narrazione, un idea del mondo che sappia anche ricostruire il rapporto con la storica del movimento operaio come la nostra storia.

Senza storia ognuno di noi non sa più chi sia. Anche per questo la proposta della federazione si pone programmaticamente l’obiettivo di costruire un luogo politico plurale che si metta in continuità con questa storia del movimento operaio.

Un'occasione, questo convegno,  anche per presentare il libro pubblicato da Punto Rosso sull'esperienza dei CUB, cui hanno collaborato molti dei protagonisti delle lotte di quegli anni e che è stato presentato da Franco Calamida e Bruno Canu.

 

Dulcinea Zapatero


Salgono sui tetti e sulle gru, si incatenano ai monumenti
Così le tute blu di oggi cercano di difendere il posto di lavoro

L'autunno caldo dei nuovi operai
dalla Lombardia alla Sardegna

di PAOLO GRISERI- repubblica


Quarant'anni fa bloccavano il traffico, costruivano barricate, formavano cortei: protestavano in strada. Oggi si arrampicano sui tetti, si appendono alle gru, si incatenano ai monumenti: salgono per rendersi visibili. Il nuovo autunno caldo delle tute blu è un grido disperato per evitare che il dramma della crisi rimanga pura statistica. "Non vogliamo scendere dal lavoro", hanno scritto gli operai di una fabbrica pugliese. I punti critici sono oggi Termini Imerese, il distretto tessile di Prato, l'Eutelia e l'Alcoa. Ieri mattina i reduci dell'Alfa di Arese (uno stabilimento sull'orlo della chiusura da anni) hanno fermato gli automobilisti vicino a Varese. Nelle stesse ore in Sardegna, a Portovesme, i dipendenti dell'Alcoa hanno bloccato una centrale termoelettrica. Chi sarà costretto nei prossimi giorni a salire sul tetto per evitare di finire in mezzo alla strada?

Nei primi mesi del 2009 l'Italia ha bruciato 200 mila posti di lavoro interinale. Le ore di cassa integrazione sono esplose aumentando del 322 per cento nel confronto tra ottobre 2009 e lo stesso mese del 2008. La crisi morde chi ha il posto fisso e, ancora di più, chi era già precario ai tempi delle vacche grasse. Il peggio, per l'occupazione, deve ancora venire: "Gli ordini riprendono ma la mazzata non è ancora arrivata in fondo alla catena della produzione", spiegano sindacalisti e industriali.

Massimo Merlo, 54 anni, è stato uno dei primi cinque a salire in Italia. In fondo il nuovo autunno caldo è cominciato con il suo gesto, sulla piattaforma della gru della Innse a Milano. Con l'Italia che seguiva le trattative sotto gli ombrelloni di agosto e un gruppo di tute blu sospese nel vuoto che difendevano i macchinari della loro fabbrica in vendita: "Quel che mi fa più arrabbiare è quando voi dei giornali scrivete che lo abbiamo fatto per disperazione. Noi lo abbiamo fatto per calcolo. Sapevamo perfettamente che avremo potuto vincere se avessero bloccato il trasferimento delle macchine. E così è stato". Oggi Merlo è chiamato spesso a fare la scuola guida agli operai di altre fabbriche in difficoltà: "Ma io dico sempre: non basta salire sul tetto per essere sicuri di aver vinto. Dipende dai casi. La regola principale è: mai salire senza aver deciso bene a quali condizioni scenderai".

Per Massimo e i suoi compagni di lavoro la lotta ha pagato. Dal 12 ottobre il gruppo Camozzi ha acquistato gli impianti e ha assunto tutti i 41 operai ex Innse. A Termini Imerese e ad Arese, i due stabilimenti del gruppo Fiat che stanno per chiudere la produzione, le possibilità di farcela sembrano scarse. "Siamo in una situazione difficile - spiega Maurizio Calà, segretario della Cgil di Palermo - e quel che è peggio è che ancora una volta il Sud è l'anello debole della catena. Non parlo solo della Fiat. La Fincantieri è nella stessa situazione. L'auto e le costruzioni navali, due delle principali attività industriali della nostra area, potrebbero mettere in cassa migliaia di persone". Con effetti a catena: "Per molto giorni - spiega Calà - davanti alla Prefettura di Palermo abbiamo avuto il presidio dei vigilantes privati. Come i dipendenti delle aziende di pulizia, sono i primi a sentire la crisi. Se un'azienda va male risparmia su quelle voci".

A Termini Imerese i dipendenti hanno occupato il Municipio per ottenere un incontro sul futuro del loro stabilimento. Ma anche a Nord le prospettive non sono tranquillizzanti. Ad Arese i dipendenti Fiat rimasti sono un migliaio. Alla fine del Novecento erano 20.000. Corrado Delle Donne, storico leader dei Cobas dell'Alfa Romeo, è uno di coloro che ieri mattina ha tenuto "l'assemblea della fabbrica sull'autostrada". Spiega che i reduci del marchio del Biscione non si rassegnano: "Vogliono trasferirci a Torino perché l'area della fabbrica serve per l'Expo del 2015". Oggi andranno a presidiare la sede della Provincia di Milano.

Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, negli anni Ottanta è stata responsabile della Fiom proprio ad Arese. In corso d'Italia si occupa delle crisi più acute. In questo novembre 2009 si chiamano Fiat, Alcoa, Eutelia. Ieri i dipendenti Alcoa di Portovesme
hanno bloccato i cancelli della centrale Enel: "Una situazione che ci è sfuggita di mano", ammettevano nel pomeriggio i sindacalisti sardi. Ma un sindacato può controllare, e come, le nuove forme di protesta?: "Da quando in Europa si è diffusa la pratica di sequestrare i dirigenti, questa è la domanda che mi è stata rivolta più spesso", dice ironica Camusso. Che aggiunge subito: "Come si vede, in Italia non è capitato". Capita invece che le forme di lotta siano molto diverse da quelle dell'autunno caldo del '69: "Certo. Per diversi motivi. Il principale è che questa volta si protesta per resistere. Perché sappiamo tutti che un posto di lavoro distrutto oggi non si recupererà quando la crisi sarà superata. Bisogna sopravvivere nella bufera per poter vivere dopo". Ma c'è un secondo motivo: "La maggior parte degli operai oggi lavora fuori dalla grande industria. Quando i cortei di fabbriche con decine di migliaia di operai uscivano in strada non c'era bisogno di altro perché se ne parlasse. Se chi lavora in un'azienda con 40 dipendenti non sale sul tetto, non se ne accorge nessuno".

I nuovi operai che saliranno sui tetti rischiano di essere parecchi. Nella sua ultima analisi congiunturale il Centro studi di Confidustria avverte che "è certamente positiva l'azione della cassa integrazione nel salvaguardare i posti di lavoro, ma se la contrazione dell'attività si rivelerà duratura, tale strumento potrebbe non essere più adeguato". Nel terzo trimestre del 2009 la cassa ha salvato 240 mila posti di lavoro. I calcoli della Cgil dicono che nei primi dieci mesi dell'anno la cassa ordinaria e straordinaria ha coinvolto quasi un milione di operai e impiegati. Ma nel 2010 la copertura degli ammortizzatori sociali potrebbe finire e così, se l'andamento del 2010 fosse simile a quello dell'anno appena concluso, 450 mila lavoratori dipendenti delle aziende private dovrebbero rimane a casa un mese su due. Situazione difficile che molti prevedono possa aggravarsi ancora.

Le forme di lotta estreme a difesa del posto di lavoro potrebbero aumentare. Dice Massimo Merlo: "Non si lotta per disperazione. Quando sei disperato ha già perso". Eppure per Adriano Serafino, uno dei leader della Fim torinese durante le lotte alla Fiat dei primi anni Settanta, a differenza di quarant'anni fa proprio quello della disperazione rischia di essere un tratto distintivo del nuovo autunno caldo: "Purtroppo sarà caldo perché i lavoratori hanno la febbre, la grande paura di perdere il posto. Nel 1969 si lottava per migliorare, perché erano arrivati ragazzi giovani nelle grandi fabbriche, perché era andata in linea la generazione della scuola media dell'obbligo. Si facevano i cortei per ottenere nuovi diritti, non per sopravvivere".

© Riproduzione riservata ( 24 novembre 2009 )

 

L'analisi. La politica sembra essersi dimenticata di sette milioni di operai
E' uno dei tristi successi della società italiana degli ultimi decenni

La classe invisibile
alla ricerca di una voce

di LUCIANO GALLINO- repubblica

 

Le immagini degli operai che salgono su ciminiere alte 170 metri per restarci intere giornate, o su una gru, oppure occupano una fabbrica che ha annunciato il loro licenziamento, sono scorci di una realtà ignota ai più, frammenti che si intravvedono per un istante attraverso una finestra che viene subito richiusa. Sono immagini d'una condizione di vita e di lavoro che sebbene coinvolga ancor oggi milioni di persone è virtualmente ignota a tutto il resto della società. Scatti fotografici d'una classe sociale che resta altrimenti invisibile.

Aver reso socialmente invisibile il lavoro degli operai come insieme, come classe sociale, è uno dei tristi successi della società italiana degli ultimi decenni. Al presente, per gli uomini politici, compresi molti di sinistra, parlare degli operai come classe sembra un frusto ritornello, un indugiare su un passato irrecuperabile.

Perfino a molti sindacalisti non sembra un argomento su cui insistere; temono, a volte con ragione, di non essere più votati. Da parte loro le scienze economiche e sociali si sono impegnate soprattutto a scrutare l'avvento del post-industriale, o meglio della società della conoscenza, quel luogo radioso dove più nessuno si sporca le mani nè si rompe la schiena dalla fatica perché tutte le merci sono prodotte dalle macchine. Oppure da qualcuno in Cina o in India che anche se guadagna quattro euro al giorno e lavora settanta ore la settimana deve dir grazie, perché prima - ci assicurano - stava peggio. Pure ai narratori ed ai registi la classe che doveva andare in paradiso da tempo non interessa più. Rende maggiormente, anche sotto il rispettabile profilo della fama, occuparsi di crisi: non di quella economica, bensì degli adolescenti, dei quarantenni, delle famiglie di città o degli amori di provincia. Di operai parla abbastanza spesso la TV. Quasi ogni giorno ci informa che qualcuno è morto cadendo dal tetto o calandosi in una cisterna o venendo travolto da un carrello mentre lavorava sui binari. Un po' più di rado ci informa che tot persone sono decedute perché hanno respirato amianto o altre sostanze nocive per decenni. Ma parla di questi come fossero sgradevoli eventi individuali, anziché elementi costitutivi della vita di tutti coloro che fanno parte, lo gradiscano o no, di una comunità di destino - che è il significato antico e perenne di classe sociale.

Eppure gli operai sono ancora tanti. Più o meno sette milioni, circa la metà nel settore manifatturiero e gli altri sparsi tra trasporti, costruzioni, industrie della conservazione, agricoltura e servizi vari. Nemmeno in un supermercato, quintessenza del terziario, i prodotti si collocano da sé negli scaffali, né le camere si rifanno da sole in un hotel. Quel che accomuna questa massa di persone, legandole materialmente a un destino collettivo, sono una serie di situazioni che basterebbero a riempire l'agenda politica di qualsiasi forza riuscisse ancora a vederle. In termini reali, le loro retribuzioni sono quasi ferme da oltre dieci anni, ovvero sono aumentate in misura minima rispetto agli altri paesi della Ue a 15. In rapporto al Pil, hanno perso in vent'anni tra 8 e 10 punti percentuali rispetto alle rendite e altri redditi da capitale. Si tratta di decine di miliardi di euro l'anno che sono andati ad altre classi sociali. A forza di riforme del sistema previdenziale fondate, più che sui bilanci effettivi dell'Inps o sull'andamento reale del rapporto tra attivi e inattivi, sull'accusa di ostinarsi a vivere più a lungo, vanno incontro a pensioni da poveri. Non bastasse, adesso la crisi ha posto questa massa di persone, grazie anche alle riforme più che decennali del mercato del lavoro, dinanzi a un aspro scenario: molti lavoratori che contavano su un'occupazione stabile l'hanno persa o stanno per perderla. Molti disoccupati non troveranno lavoro per anni. Una quota rilevante di essi non lo troverà mai più.

Le immagini degli operai che protestano, in forme nuove o tradizionali che siano, se uno guarda bene, hanno nello sfondo queste situazioni. Comuni a tutti loro. Se un politico vi dice che le classi sociali non esistono più, suggeritegli cortesemente di cambiare mestiere.

© Riproduzione riservata ( 24 novembre 2009 )