"Lì dentro sei solo un numero"
I racconti di un gruppo dei 147 contrattisti a termine mandati a casa dall’azienda dopo quindici mesi. "Lastratura? Un reparto grigio" -LIBERAZIONE 06/03/01

"Siamo solo dei numeri, altro che speranze di un lavoro vero". Giovanni, 29 anni, per questo lavoro in Fiat ha abbandonato la sua terra, la Sardegna, e una serie di lavoretti saltuari in bar e ristoranti. "Ho voluto provare - racconta - perché ne valeva la pena e poi avevo un sacco di idee in testa, tutte positive". Al suo arrivo nella "grande famiglia" Giovanni è stato messo in lastratura. "Dovevo assemblare lamiere - racconta - un lavoro pericoloso e pesante". Giovanni ad un certo punto si taglia l’avambraccio. Impossibile continuare a lavorare. E’ costretto a starse a casa un paio di settimane. Poi rientra perché spera che questo gli valga qualche "punto" in più per la riconferma. L’ordine dei vice-capi era chiaro: "lavorare a testa bassa e stare lontano dai delegati". Lui ha eseguito tutto scrupolosamente, anzi. "Quando andavo troppo veloce - racconta - pensavo sempre alla operaia di cinquant’anni che era costretta a starmi dietro e non ce la faceva". E tutte quelle idee positive sul lavoro? "Mi sono accorto che erano solo sogni. Non c’è nessuno pronto ad apprezzare il tuo lavoro. Sei solo un numero". Giovanni di una cosa è rimasto colpito, "la grande solidarietà dei lavoratori" quando si è sparsa la notizia della loro "mancata" riconferma. E lo dice così con tutta la dolcezza e l’ingenuità dei suoi "mancati" trent’anni. Sabrina, ha più o meno la stessa età, ed è sposata. Prima di approdare in Fiat lavorava presso una piccola ditta che faceva pezzi per elettrodomestici. "Un lavoro faticoso e ripetitivo", dice. Anche lei viene messa in lastratura. Anche lei sperava che "rigando dritta" poteva arrivare qualcosa di buono. "E invece è arrivata quella letteraccia senza nemmeno un preavviso. Sembra che sia cambiato tutto nel giro di una notte". Giovanna, 29 anni, prima di entrare in Fiat aveva un lavoro regolare. Attirata dal posto sicuro si è licenziata. L’hanno messa a lavorare alla lastratura della Nuova Punto, a saldare in scocca. "Entrare lì dentro - dice - è stato un o choc: l’ambiente era grigio, freddo, rumoroso e pieno di gente. Qualche tempo dopo ho cominciato a stare male, avevo la faccia gonfia per un’allergia, che poi ho scoperto essere provocata dagli olii delle lavorazioni. Ho chiesto di essere spostata in un altro reparto ma i capi di dicevano che rischiavo di non essere confermata. Così mi sono imbottita di medicinali e ho stretto i denti. Ho fatto quasi tutte le ore di straordinario richiesto, ho fatto tanto per conservarmi il posto ma non è servito". Giovanna ha sfogato la sua rabbia mettendosi a capo del gruppetto che nei giorni successivi al "licenziamento" ha presenziato in segno di protesta la porta 5 di Mirafiori. Infine, la testimonianza di Maria, 25 anni, "lavoravo, a tempo indeterminato, in una piccola azienda di Torino, quando mi è arrivata la lettera della Fiat quasi non ci credevo", e di Davide, 29 anni, "Due giorni prima della scadenza mi hanno dato le scarpe e la tuta nuova, con il mio nome scritto sopra, venerdì la doccia fredda con la lettera di licenziamento: il mio capo si è messo a piangere".

Fa. Seba.