UNDICESIMA ASSEMBLEA GENERALE DELL’ALP/CUB ------------ Relazione del presidente pdf

Mi ricordo della prima assemblea del dicembre 95 un sabato con neve. Nella piola davanti alla Beloit (allora si chiamava ancora così), con Piero abbiamo messo a punto la relazione.

I problemi che emergevano allora (salario sempre più debole e peggioramento della situazione previdenziale) non si sono risolti ma aggravati. Si sono aggiunti a questi una precarietà esasperata che pensiamo sia oggi il problema più pericoloso per la prospettiva. Sono partito dalla prima assemblea perché in quel periodo le scelte erano state fatte da un Governo come si dice “amico”. In questi ultimi anni le scelte del Governo Berlusconi hanno sicuramente peggiorato tutte queste situazioni esasperando la situazione previdenziale, oggi si va in pensione dopo oltre 41 anni di lavoro, la “flessibilità” si è ulteriormente allargata investendo ormai più generazioni in una precarietà che ha effetti sociali devastanti. Nel lavoro dipendente è nata la crisi della quarta settimana (non si arriva a fine mese), in compenso qualcuno ha fatto soldi a palate con spregiudicate operazioni finanziarie, non si investe nell’industria, in compenso spendiamo di più per la guerra, per l’ordine pubblico (chi era in Val di Susa ha potuto vedere come erano tecnologiche le truppe di Carabinieri, Polizia e Finanza), per le grandi opere, per i grandi eventi.

Si tagliano spese sociali, e chi viaggia in treno tutti i giorni per lavoro se vuole arrivare nella giornata deve bloccare i binari.

Cosa può fare la nostra piccola esperienza? Questo sarà uno dei punti che affronteremo nella

nostra ASSEMBLEA GENERALE che si terrà     SABATO 11 MARZO 2006 ore 15 presso

SALONCINO ARCI (cortile dell’Alp)    Arrivederci a Sabato - Enrico Lanza 


 

Ecovalli articolo 06_11

 

Assemblea della Associazione lavoratori pinerolesi (Alp)

 

«I giovani che vengono a lavorare in fabbrica sono più bravi di noi, sanno di computer, si spezzano la schiena più di noi. Guadagnano meno di noi e poi, alla fine del periodo dell’interinale vengono lasciati a casa». Racconta  così la sua esperienza un sindacalista di Alp all’Assemblea del  sindacato di base del pinerolese. La precarizzazione del lavoro è stata al centro del dibattito: qual’è il futuro di un sindacato che vuole continuare ad essere ancorato ai principi di solidarietà,eguaglianza e democrazia in un contesto in cui il lavoro è frantumato? L’analisi di Luciano Gallino è chiara: «due terzi di coloro che cercano lavoro, lo trovano solo se accettano un contratto che non solo è di durata indeterminata, ma anche breve da pochi giorni a alcuni mesi». La condizione di precarietà dei giovani, ma anche di coloro che hanno perso il lavoro, è un portato di un modello industriale caratterizzato da profitti crescenti delle imprese. Profitti che non vengono ridistribuiti. «Per la prima volta da molti anni – ha detto nella sua relazione. Enrico Lanza, presidente di Alp – c’è una generazione che torna indietro rispetto alla precedente».

Il sindacato si trova ad un bivio: da una parte la strada di un sindacalismo prevalentemente “aziendale” che lega i destini del lavoratore all’azienda e lo rende “dipendente”, come vogliono alcuni sindacalisti confederali, o continuare ad essere il sindacato di tutti con un solo contratto indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla religione, dal colore della pelle, dalla religione, dalle mansioni. È quest’ultima la scelta di Alp che si caratterizza come una vera «camera dei lavori» a livello territoriale. Alp, 417 iscritti, un bilancio annuale di 44.000 euro, un collegamento nazionale e internazionale attraverso la Cub, la confederazione dei sindacati di base) è stata fondata nel giugno del 1995 da un gruppo di militanti sindacali in dissenso con la politica dei sindacati confederali sulle pensioni. Molti ne avevano preconizzato una rapida fine. Però oggi il sindacato continua essere vivo e attento all’evoluzione sociale e politica anche senza avere funzionari retribuiti. Ha un ufficio vertenze, un Centro di assistenza fiscale. Organizza i  lavoratori delle grandi aziende, delle piccole e piccolissime e persino delle cooperative sociali. A dimostrazione che il modello di sindacato “industriale” con obiettivi egualitari, non dipende dalle dimensioni dell’azienda o dall’organizzazione del lavoro “fordista”, come vogliono recenti analisi sull’evoluzione del sindacalismo nel nostro paese.

Nel vecchio modello di azione sindacale era centrale era centrale superare della barriera tra operai e impiegati, oggi centrale il collegamento con il lavoro (e il non lavoro) diffuso sul territorio. Per questo, dice Alp, va capita la lezione che viene dalla Val Susa con la lotta contro l’Alta velocità. (g.gardiol)